Deposito delle rate sul conto corrente dell’amministratore

pagamentoL’amministratore del condominio raffigura un ufficio di diritto privato assimilabile al mandato con rappresentanza: con la conseguente applicazione, nei rapporti tra l’amministratore e ciascuno dei condomini, delle disposizioni sul mandato” (così Cass. SS.UU. n. 9148/08). Egli è nominato dall’assemblea con il…

pagamentoL’amministratore del condominio raffigura un ufficio di diritto privato assimilabile al mandato con rappresentanza: con la conseguente applicazione, nei rapporti tra l’amministratore e ciascuno dei condomini, delle disposizioni sul mandato” (così Cass. SS.UU. n. 9148/08). 

Egli è nominato dall’assemblea con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti alla riunione che rappresentino quanto meno la metà del valore dell’edificio. L’incarico dura un anno sebbene il mandatario possa essere revocato dall’assemblea in qualunque momento (art. 1129 c.c.).
 

Tra le principali mansioni dell’amministratore v’è quella di riscuotere le somme dovute dai condomini  per la gestione e conservazione delle parti comuni dell’edificio e conseguentemente di erogare le spese a ciò necessarie (art. 1130, primo comma n. 3 c.c.). Per essere messo in condizione di adempiere correttamente a questo incarico il codice civile (più nello specifico l’art. 63 delle disposizioni di attuazione) riconosce all’amministratore (con l’assistenza di un legale, laddove necessaria) di agire giudizialmente per riscuotere i contributi dovuti dal condomino moroso sulla base del rendiconto approvato dall’assemblea. Il riferimento è al famigerato decreto ingiuntivo per il pagamento degli oneri condominiali.

Chiarito ciò è utile domandarsi se le somme a questo titolo percepite possono transitare sul conto corrente personale dell’amministratore o devono, invece, essere depositate su un conto o su un libretto intestato al condominio.

Al riguardo in una risalente pronuncia del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si leggeva che “la mancata adozione da parte dell’amministratore di condominio di un conto corrente separato rispetto al suo patrimonio personale, con conseguente promiscuità gestionale, costituisce irregolarità di tale gravità da comportare la revoca del mandato” (Trib. Santa Maria Capua Vetere 1997).

Il caso è spesso oggetto di discussione posto che, in assenza di disposizioni contenute nel regolamento di condominio, l’incertezza normativa è notevole visto e considerato che non ci sono norme di legge che se ne occupano specificamente. La riforma del condominio approvata dal Senato, ora all’esame della Camera dei Deputati, sancisce la necessità di apertura del conto corrente condominiale.

A parere di chi scrive, nonostante qualche sporadica sentenza affermi il contrario, l’amministratore, non essendo tenuto per legge ad aprire un conto corrente condominiale, può depositare le somme sui propri conti bancari senza che ciò possa comportargli l’accusa di appropriazione indebita o la richiesta di revoca per fiondati sospetti di gravi irregolarità.

In ragionamento alla base di questa presa di posizione è molto semplice: l’amministratore è il mandatario dei condomini. All’obbligo di provvista (ossia al versamento delle rate da parte dei comproprietari) corrisponde il dovere di usare quelle somme ai fini indicati nei documenti contabili approvati dal condominio. Laddove non vi sia contestualità tra incasso e versamento (l’amministratore alle volte chiede le quote in anticipo per fare fronte per tempo o perché così è stabilito dal regolamento), egli quale custode del denaro dovrà far in modo che non vada disperso e che sia sempre possibile verificare quanto corrispostogli (operazione facilmente effettuabile tramite l’esame delle scritture contabili). Solamente se si rende inadempiente, nonostante le dazioni di denaro, potrebbe sorgere gli elementi per perseguirlo civilmente e penalmente.